Questa è la storia del mio piccolo viaggio alla scoperta dei maestri del Giappone e delle loro scuole.
Sono tornato da quasi due settimane oramai e posso dire che se ripenso a quelle che erano le mie aspettative all’inizio, quando quest’esperienza era solo un’idea, non posso fare a meno di rendermi conto di quanto il mio pensiero fosse stato lontano dalla realtà.
Mi aspettavo esercizi di condizionamento sul modello di quelli che si vedono fare in tv ai monaci shaolin, come per esempio colpire la sabbia a mani aperte per condizionare le dita o spaccare mattoni a pugni; mi aspettavo esercizi di potenziamento funambolici, tipo camminare a testa in giù o fare gli addominali sul bagnasciuga di qualche fiume, e mi aspettavo esercizi di resistenza fisica ai limiti della sopportazione umana. Per fortuna non c’è stato nulla di tutto ciò, ma questo non mi importava tanto in quanto sono molto orgoglioso degli allenamenti che facciamo qua in Italia.
Le mie aspettative non sono state tradite ma anzi, sono tornato con un bagaglio pieno di bellissime emozioni e fantastiche esperienze.
Un obiettivo però me lo ero prefissato: quello di riuscire a portare a casa un incontro.
Non voglio entrare troppo nel particolare sul come erano strutturate le lezioni nei vari dojo, penso che questo sia l’aspetto meno interessante.
Quello che invece mi ha colpito di più era la devozione che ognuno dei partecipanti metteva nel dare del proprio meglio.
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Come spesso accade, adoro allenarmi all’aria aperta, in questa maniera ho la possibilita’ anche di effettuare esercizi che difficilmente potrei eseguire in palestra o nel Dojo, e poi i polmoni ne giovano sicuramente.
Circa 4 anni fa, uno dei tanti papa’ mi chiamo’ per chiedermi se poteva portarmi suo figlio, gia’ praticante di Karate “Tradizionale”, per iniziare la dura strada del Full Contact Karate Shinseikai.
